D’Estate i Temporali un’idea per Natale


Con immenso piacere inserisco la presentazione di questo libro all’interno del mio blog, un libro scritto da un vecchio compagno di liceo che ha sempre utilizzato la penna come uno strumento per liberare la sua fantasia e creatività, e sono felice che le sue capacità di scrittura si siano concretizzate in questo libro che ci riporta indietro nel tempo, facendoci rivivere la Catania di vent’anni fa. Regalerò il libro ad alcuni miei amici e vi consiglio di fare altrettanto! … non mi dilungo e vi lascio alla presentazione del libro pubblicata da Catania Politica, di Fernando Adonia.

Due volti di Catania si guardano allo specchio e non si riconoscono. L’uno ha le sembianze ottimiste dell’89; l’altro le rughe e le occhiaie del 2007.

Luigi Pulvirenti, al suo esordio come romanziere, decide di raccontare Catania rimbalzando tra due epoche. Espediente narrativo complesso, ardito, ma ben riuscito. Il tempo, tra le pagine di D’estate i Temporali, s’interseca e si contorce. Due epoche che s’inseguono. L’una mette in luce l’altra: l’una sconfessa l’altra. Non è schizofrenia letteraria, ma il procedere, necessariamente libero, della coscienza che addiviene a sé stessa. Il tentativo di Pulvirenti è quello di mettere ordine tra le pulsioni di una generazione, quella dell’89 appunto. La stessa che ha visto cadere il Muro, le logiche politiche del pentapartito e le barriere del provincialismo. Erano anni ruggenti, scanditi dalle Hit dei De Novo capitanati da Mario Venuti. Gli anni del Catania di Mariano Cipriani, bomber rossazzurro castigatore del Palermo, e degli Indians, gruppo ultras “leggendario”. Erano anche gli anni di Radio Luna, del Banacher e della Taormina invasa il sabato sera dai catanesi.

Questa Catania è raccontata con gli occhi di Luca, giornalista assetato e dj-mattatore delle serate trendy etnee. Ma anche ragazzo inquieto, intelligente e, appunto per questo, incapace d’amare. Ma sulla sua strada incontra Giulia, «una ragazza come Dio comanda». Bella, ricca e con un carattere niente male. Lui la ama, anche se non sa dirglielo. Fino a quando, trovato il coraggio per quelle parole tanto impegnative, lei lo pugnala: lo tradisce con il miglior amico. La storia d’amore è bella, accattivante e appassionate.

Ma lo scopo di Pulvirenti è un altro. Attraverso Luca e Giulia, l’autore vuole dirci di più. Sfrutta le loro figure per raccontare alcuni vezzi della catanesità, come ad esempio gli usi e costumi delle discoteche etnee. Vedi, ad esempio, la funzione delle liste d’ingresso che regalano suggestioni da vip , e la liturgia dei saluti a barman e guardarobiere. Ma anche i tic ingessati dei “signori” del Lions. La descrizione che ne viene fatta è più che puntuale. E, a dir del vero, disegna perfettamente lo spaccato di una borghesia che non è solo catanese, ma anche italiana e occidentale. Il romanzo è denso anche di spunti “scorretti”, nel senso anti-omologante di politically un-correct. Pulvirenti si scaglia contro la liquidità sentimentale del tempo attuale.

L’incapacità di educare i figli da parte dei genitori moderni, “corretti e geneticamente modificati”. Ma anche contro i silenzi imbarazzati sulla morte. Pulvirenti sfrutta i suoi personaggi per lanciare anche qualche frecciata al mondo della stampa: «I giornali sono ormai le grancasse di grosse aggregazioni di potere.

Hai fatto caso che editori puri non ce ne sono più in Italia? Ci sono imprenditori, grandi gruppi industriali che fanno anche gli editori. E il loro interesse non è quello, non può essere solo quello di fare un buon prodotto editoriale. E anche normale che sia così». C’è anche qualche uscita colorita contro l’ordine dei giornalisti siciliano che forse non gli sarà perdonata. Uno dei passaggi cruciali è l’incontro con Maurizio, giovane idealista di destra che continua la sua lotta oltre, e nonostante, l’msi. Luca lo ammira, lo stima, in cuor suo lo segue. Grazie a Maurizio, Luca si converte, in senso politico e umano. “Ero democristiano e sono diventato missino”. Cosa non da poco. Ma nel continuo di questa “professione di fede” c’è tutta l’amarezza che corona e conclude il romanzo: “adesso che voi missini siete diventati tutti democristiani, io dove cazzo vado?”. Con questa chiosa prende forma il senso del romanzo: la descrizione del fallimento della classe dell’89. La rivoluzione mancata e frustrata. Le pulsioni di quell’epoca si sono risolte in un nulla di fatto, anzi in una regressione. Che non è solo politica o sociale, ma soprattutto personale. Luca, alla fine del libro è un cinico inerte che ha perso tutti i treni, uno su tutti quello dell’amore. Ma non solo. Vent’anni dopo ha la contezza inappellabile del proprio declino, della propria inettitudine. La sua coscienza personale è quella di una intera città ed epoca. Nella Parole di Pulvirenti c’è sofferenza pura, tangibile. Anche perché ama la Catania che descrive. La racconta facendola assaporare, così come fa con Acicastello e Stromboli. Ma soffre per la sua paralisi. Dolore che appartiene a chiunque sta vivendo l’autunno di una Catania prossima al gelo. Pulvirenti vorrebbe destare questa città dal torpore. Il punto è se questa città ha ancora voglia di sperare, di produrre arte e buona politica. Pulvirenti da il suo contributo. La risposta sta ai lettori.

D’estate i temporali ha più livelli di lettura. Può soddisfare chiunque: i cuori identitari, gli emotivi, i nostalgici, gli arrabbiati, i musicanti e gli sconfitti. Il libro arriva appieno però se questi sensi vengono colti tutti assieme e contemporaneamente. A quel punto l’opera di Pulvirenti potrà tornare utile come segnaletica, morale e politica, per un risveglio collettivo. Altrimenti resterebbe una buona, ma non rassicurante, lettura. Il che non sarebbe affatto male.

2 commenti su “D’Estate i Temporali un’idea per Natale

  1. ma quante cavolate ci sono scritte in questa recensione? Mariano Cipriani e chi cazz’è? De Novo? ma scrivetele bene le cose altrimenti fare cattiva pubblicità ad un libro che invece merita di essere letto

  2. @liotru ti informo che la recensione mi è stata segnalata dall’autore stesso

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